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Caterina Civallero Autrice

La passione di scrivere ...la curiosità di leggere 

Caterina Civallero ti da il Benvenuto nel suo blog di scrittura senza pubblicità, pronto per essere scoperto e apprezzato condiviso. Scrivere nutre la mia vita e mi piace l'idea di sperimentare le mie passioni riflessioni e ricerche con chi ama leggere documentarsi ipotizzare scoprire. Continua a leggere e divertiti.

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EMOZIONI ALLO STATO PURO Atto Terzo

Di Caterina Civallero


Emma Marzi che in Donne e un filo di Seta, dal Social al Libro intitola il suo capitolo Stella d’oriente riflette: “Stiamo vivendo un periodo storico incredibile, tutto il mondo è in allerta.

Mi rendo conto come non mai, che siamo tutti nelle stesse condizioni di grande disagio. Pochissime persone escono di casa e io mi ritrovo qui, davanti al mio ormai ‘caro amico’ l’inseparabile computer. Lavorare in Smart Working è stato incredibilmente piacevole.

Ho realizzato un bel lavoro senza uscire di casa, affrontando le correzioni in connessione con il gruppo, quotidianamente per quasi due mesi.

Ho scritto una storia che rimarrà per sempre nella mia memoria. Una storia di me, della mia depressione di cui ho tanto sofferto, e che ho sconfitto.

E’ stato difficile parlarne, a volte avrei voluto spegnere tutto e andarmene lontano per non pensare al passato. Invece, mi rendo conto quanto sia stato terapeutico rivivere quei tristi momenti. Ora sono felice del mio lavoro, e sono grata di ciò alle persone che mi hanno sostenuta: mia figlia; mia sorella; una cara amica che ha letto e riletto con curiosità i miei scritti e un grande amico.

Grazie alle Donne del gruppo di cui sono entrata a far parte, sono proprio loro che hanno dato l’avvio all'iniziativa, in particolare l’autrice, che ha avuto l’idea e la sua scrittrice collaboratrice.

Sono molto soddisfatta per essere entrata in questo magico gruppo, e dico spesso a me stessa che sono stata fortunata di averle conosciute!

Anche se non ci siamo mai incontrate, data la distanza, penso che un filo invisibile ci legherà per sempre.

Grazie a tutti!".


Condividere è la mia parola preferita e così la mattina successiva alla telefonata di Rosanna Fabbricatore che mi proponeva di partecipare a un progetto editoriale composto di donne conosciute su Facebook, iniziai a leggere, e a rispondere, ai 454 messaggi che trovai appena acceso il cellulare.

Rosanna mi aveva inserita nella chat di WhatsApp che aveva creato per gestire il suo gruppo di aspiranti scrittrici.

Nel tempo libero leggevo le loro discussioni riguardo a cosa scrivere, come correggere, se inserire immagini, quale copertina disegnare.

Ogni tanto qualche “ciocco” ardeva come fuoco e qualcuna irretita usciva dal gruppo: sembrava quasi di sentir sbattere la pesante porta della rinuncia.

Era fisiologico: sarebbero uscite altre, non lo scrissi ma ne ero certa, e così da 25 che eravamo all'inizio passammo a 17 quando entrai a far parte del gruppo; ai primi di Febbraio eravamo rimaste in 13.

Arrivammo in 10 alla fine del mese, più me, che con il mio cipiglio parto come un caterpillar e porto a compimento le cose che inizio senza demordere.

La coordinazione del gruppo è stata fondamentale per accogliere le varie fasi del progetto, e sono certa che qualche volta alcune delle autrici abbiano pensato che ero autoritaria o forse troppo pragmatica e puntigliosa: ero certa che occorresse una figura di questo tipo per poter condurre il gruppo di appassionate sognatrici verso una meta concreta, per cui leggevo tutti i messaggi, intervenivo poco, non prendevo parte alle polemiche, a meno che non diventassero pericolose, e con chiaro in mente l’obiettivo avanzavo senza sosta.


Il lavoro che avviene dietro le quinte dei grandi progetti è inimmaginabile. In privato con Rosanna concordavamo le fasi giorno per giorno, e procedevamo per il bene del gruppo senza lasciare particolari al caso.

Eravamo una vera squadra.

Chissà, forse sono stata troppo dura mi sono detta alcune volte.

Poi arriva la lettera di Chiara De Santo, l’autrice del capitolo Molte vite un solo cuore, tiro un sospiro, riprendo fiato e l’anima vola.


A Te, 20 Gennaio 2014...

“Al contrario di tutte le altre mie compagne il sogno che spingeva forte nel mio cassetto non era quello di scrivere un libro, non perché non mi piacesse, in realtà non ci avevo mai pensato. Quando leggerete la mia storia capirete anche perché di tempo per sognare e pensare ne ho sempre avuto poco. Il sogno che più di tutti cercava spazio di realizzazione era quello di tornare leggera, di tirare un bel respiro di sollievo e dire ce l'ho fatta.

Ce l'ho fatta davvero!

Vi chiederete cosa c'entra questo con lo scrivere un libro. In realtà per me c'entra moltissimo!

Quel foglio e quella penna sono state la mia liberazione. Mi sono messa a nudo prima di tutto davanti a me stessa, ho rivissuto la mia vita pezzo per pezzo, mi sono fermata a ricordare i miei stati d'animo, le mie emozioni, le mie paure.

Mi sono perdonata e ho perdonato, ho pianto, ho riso, ho scritto e strappato i fogli combattendo contro me stessa perché non volevo ricordare alcune cose.

Poi più scrivevo più mi liberavo, e mi sentivo leggera.

A un certo punto ho messo tutto per bene su carta: leggevo, rileggevo, ma mancava sempre qualcosa, finché ho capito: mancavo Io, mancava la ricostruzione del mio Io integro. Avevo rinchiuso la mia sofferenza dentro un angolo del mio cuore, chiusa da una porticina visibile solo di sbieco: quando cercavo di far luce dentro di me quella porta rimaneva chiusa.

All'inizio del progetto ho consegnato il mio capitolo così come lo avevo realizzato, per me la mia storia era scritta; andava bene così.

Certo, mi ero accontentata di vivere in quel modo la mia vita figurarsi se poteva valer la pena scervellarsi sul capitolo per ricostruire me stessa nel modo migliore.

Poi arrivò la telefonata per correggere gli errori, insieme.

Lei aveva capito tutto, senza conoscermi, senza sapere: con poche ma decise parole mi fece capire che la mia convinzione di esserne uscita era solo apparente e non potevo convincermi di aver superato tutto finché non fossi stata pronta di aprire tutte le porte, unire le mie sofferenze, vederle tutte insieme davanti ai miei occhi accettarle, sorridere, e andare finalmente avanti.

Quella volta per davvero come una donna, con la sua bella valigia colma di tutta la sua intera vita. E anche oggi in silenzio, senza chiedermelo ha voluto di nuovo che compissi quel gesto d'amore verso me stessa. Vivendo appieno le mie emozioni e donandole al mondo.

E io l'ho capito dal suo silenzio e sono fiera di me.

Semplicemente grazie Caterina”.


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