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Di Alessandro Zecchinato

Dopo avervi raccontato, in un precedente articolo, gli studi di Propp e le conclusioni che ne ha tratto sulla struttura tipica delle fiabe, e lasciando agli esperti di socioantropologia filologica e psicanalisi letteraria (come se fosse antani) il significato profondo archetipico, morale, etico, didattico e filosofico delle stesse, vi propongo in questo nuovo articolo una chiave di lettura un po’ diversa, sui generis.

Vi sono infatti degli aspetti in ogni fiaba che non sono stati trattati da Propp e sono raramente stati presi in considerazione ma solo marginalmente dai suddetti studiosi. Il più interessante, a mio modesto avviso, è l’assurdo banalizzato, cosa che è in comune anche con i cartoni animati classici.

Il modo più semplice di spiegare ciò di cui sto parlando è descriverlo con alcuni esempi.
Sappiamo che in ogni fiaba c’è sempre almeno un po’ di magia, come la strega di Hansel & Gretel o lo specchio magico di Biancaneve o la zucca fatata di Cenerentola: ecco, nel mondo fantastico delle fiabe si tratta di normalità, non è niente di paradossale; è per questo che il concetto di magia e incantesimo non può spiegare le apparenti assurdità a cui mi riferisco. Si tratta di situazioni simili, per capirci, all’uso della forza di gravità nei cartoons di Hanna & Barbera o dei Looney Tunes: avete presente quando Willy Coyote inseguendo Bip-Bip continua a correre anche dopo aver superato il bordo di un precipizio?

Solo quando se ne accorge cade! questo stupro della logica serve per produrre ilarità, una situazione comica proprio perché assurda. Bene, nelle fiabe queste assurdità non hanno lo stesso scopo ma vengono elegantemente nascoste nella trama come se fossero una cosa ovvia, banale, semplice routine. A volte addirittura diventa routine persino la stupidità dell’eroe di turno, al punto che normalmente non ci facciamo caso.

Prendiamo per esempio la fiaba di Cenerentola.
Ma vi pare che il principe, dopo aver ballato con lei tete-a-tete, magari anche dei bei lenti romantici oltre ai valzer di prammatica, ed essersi invaghito come un fesso, per riconoscerla abbia bisogno di misurare le scarpe a tutte le ragazze del feudo? Cioè, non riesce a riconoscerla guardandola in faccia, è così tonto? o forse non sapeva ballare e aveva guardato i piedi tutta la sera per non pestarglieli? persino io se mi fossi innamorato di una bellissima ragazza con cui ho ballato tutta la sera avrei forse guardato ben altro che le sue scarpe! già, ma io non sono un principe feticista…

Viene da chiedersi anche perché nelle fiabe la matrigna è sempre cattivissima, roba da far impallidire anche il peggior serial killer odierno: ma questo è un altro argomento.

Del resto in Biancaneve il movente della regina matrigna è piuttosto discutibile: una tipa così malvagia avrebbe potuto tranquillamente limitarsi a farla sfigurare con l’acido, qualche pozione magica, o uno sfregio, invece no: la fa uccidere da un cacciatore, e secondo alcune versioni esige che egli come prova dell’assassinio le porti fegato e polmoni, che lei si mangerà allegramente facendo venire conati di vomito perfino ad Hannibal Lecter! Il cacciatore invece le porta frattaglie di cinghiale, vatti a fidare!
Questo cacciatore ovviamente si fa impietosire dalla bambina, eppure non si preoccupa minimamente che il re possa indagare sulla sua scomparsa: cosa che del resto non avviene, probabilmente quel re è un padre un po’ degenere; ok, lasciamo stare. Certo che ‘sti poveri nani sono piuttosto strani: trovano a casa loro una ragazzina sperduta e se la tengono come colf, la storia non ci racconta altro, speriamo che non siano troppo depravati.

La mela avvelenata, presente in molte storie oltre che ne La Bella Addormentata, è un’altra stranezza banalizzata: la narrazione dichiara senza ombra di dubbio che la protagonista è morta, ma non appena espelle il boccone avvelenato si risveglia. Ora io posso anche capire che il processo di decomposizione non sia mai iniziato a causa di chissà quale incantesimo, e posso anche accettare che il bacio del Principe Azzurro possa risvegliarla, in fondo nel titolo si dice che era solo addormentata (a proposito, ma questi principi, uno feticista, l’altro necrofilo… ma possibile che siano tutti dei depravati?!); ma che il veleno non sia stato metabolizzato per accopparla e smetta di fare effetto appena sputato col boccone di mela, anche dopo mesi o anni, dai, è troppo! Magia anche in questo caso? va bene, ma la narrazione è molto chiara ed esplicita, si tratta di morte, non sonno, in evidente conflitto col titolo della fiaba. Comunque è anche vero che non è la prima fiaba che parla di resurrezione, già un paio di millenni or sono un racconto del genere divenne un best seller.

N.d.A. – Lo so benissimo che nel caso di Cenerentola era stato fatto un incantesimo per impedire al principe di riconoscerla, e che ne La Bella Addormentata la protagonista si era punta con un fuso e non si trattava di una mela; ma se non vi è parso chiaro ve lo dico io: l’intento di questo articolo è ironico e scherzoso… forse.

E Pollicino? capisco che possa essere poco intelligente, ma anche il peggior “bimbominkia” odierno si rende perfettamente conto che segnare la strada lasciando briciole o tozzi di pane in un bosco, è una emerita idiozia: verrebbero portati via o mangiati sul posto da formiche, uccelli e via dicendo in pochi minuti.

Già, ma qui si sfocia nel mito: già Arianna, nella mitologia greca, segnò il percorso per non perdersi nel labirinto svolgendo un filo di lana; non una corda di canapa, o uno spago di qualche altro robusto materiale, no, un filo di lana. Con tutti i giri complessi e gli spigoli di un labirinto in muratura, per non parlare del Minotauro in agguato! Il buon senso non è di casa nella mitologia come nella fiaba, che del resto, come ben sanno i filologi e i massoni, sono strettamente imparentate.

Occorre anche notare che spesso in queste storie i genitori sono dei soggetti da denunciare ai servizi sociali, come quelli di Hansel & Gretel o la madre di Cappuccetto Rosso.


Pur non volendo esprimere siffatti giudizi morali, pare evidente che la logica scarseggi. La strega infatti si è costruita una casetta di marzapane: mi chiedo come possa resistere alla pioggia senza sciogliersi, per non parlare delle infestazioni da insetti che bramano gli zuccheri; di sicuro quella povera strega non aveva il diabete. Forse, ecco, la glicemia un po’ alta sì.

Bene, abbiamo visto che nelle fiabe sono descritte le peggiori deviazioni criminali degli esseri umani: omicidi, torture, rapimenti, abbandoni di minore, necrofilia, cannibalismo, satanismo e chi più ne ha più ne metta; le descrizioni poi sono degne di horror e splatter da far impallidire Stephen King. Non proprio letteratura per bambini, insomma.

In Cappuccetto Rosso non è strano che il lupo parli, è una fiaba; non è strano che il cacciatore estragga la nonna avvinazzata ancora viva dalle viscere del lupo, è una fiaba; è strano che Cappuccetto Rosso non riconosca il lupo travestito da nonna: ma quanto era pelosa? era afflitta da ipertricosi, aveva disfunzioni ormonali, prendeva la pillola di progesterone comprata su internet?
A proposito: come abbiamo notato che matrigne e sorellastre sono sempre cattivissime, i re e i padri sempre assenti e menefreghisti, i principi azzurri o di qualunque colore sempre depravati e un po’ tonti, non possiamo non notare che i cacciatori sono sempre buoni. Per la felicità dei moderni animalisti, che per coerenza non dovrebbero gradire i messaggi proposti dalle fiabe.

Inutile che mi dilunghi oltre, anche se ci sarebbe molto da dire su tutte le fiabe del mondo, ma ne verrebbe fuori un libro più lungo della Bibbia, o del Signore degli anelli, se preferite.
Concluderei quindi questa dotta disquisizione accademica invitando chi interessato all’argomento a leggere tutte le fiabe conosciute e meditarci su per scoprire le vere ragioni di questo importante aspetto della narratologia, accuratamente snobbato da Propp e vari insigni professori di lettere.

E se qualcuno trovasse le mie briciole di pane me lo faccia sapere: mi sono perso nel bosco.