Il Reparto di Terapia Intensiva di Rivoli, in provincia di Torino, apre le porte ai cani dell’Associazione Aslan, e Noah e Cecilia, due favolosi golden retriever, entrano così a far parte dello staff di riabilitazione.

24 anestesisti, 25 infermieri, 5 operatori socio-sanitari e 2 amministrativi sono coinvolti nella pionieristica esperienza nazionale. Rivoli è infatti il primo ospedale in Piemonte e in tutta Italia a fornire questo servizio ai pazienti ricoverati e ai loro familiari. Questo progetto ha visto germogliare il suo primo seme grazie al lascito della donatrice Laura Cedro, una paziente del nosocomio deceduta a novembre del 2022, grande amante degli animali. Avrà durata di un anno, con un totale di 40 incontri, e prevede sedute settimanali di 45 minuti ciascuna, in collaborazione con Mauro Moretta, veterinario dell’AslTo3.

Cecilia e Noah, rispettivamente di 4 e 10 anni, entreranno in contatto con i pazienti sotto la guida del personale specializzato dell’Associazione Aslan, che cura il progetto insieme all’AslTo3. Sul loro sito potete leggere l’intervista completa in cui il Direttore della Rianimazione di Rivoli Michele Grio dichiara: “Abbiamo chiesto ai pazienti e ai loro familiari la disponibilità e l’interesse per questa attività e hanno aderito tutti. L’umanizzazione di un ambiente particolare come una Terapia Intensiva è particolarmente difficile e allo stesso tempo importante, ci lavoriamo da diversi anni. Questa è un’ulteriore modalità, un po’ fuori dal comune probabilmente, ma siamo certi che gli studi sugli aspetti infettivologici, allergologici e di benessere soggettivo che intendiamo effettuare con rigore scientifico dimostreranno che i nostri amici a quattro zampe possono e devono essere un ottimo alleato anche all’interno delle rianimazioni”.

Il termine pet therapy fu coniato dallo psichiatra Boris Mayer Levinson nei primi anni ’60. Il medico lituano, naturalizzato americano nel 1930, si occupò dell’impiego degli animali per curare specifiche patologie. Particolarmente noto è l’aneddoto con cui il suo cane Jingles entrò casualmente in contatto con un giovane paziente, un bimbo affetto da disturbo dello spettro autistico, che era stato sottoposto a molte cure senza però trovare alcun reale giovamento. I risultati dell’incontro bimbo-cane furono stupefacenti, così Levinson constatò, attraverso i suoi approfonditi studi, che prendersi cura di un animale può calmare l’ansia, trasmettere empatia, aiutare a superare traumi, stress e depressione. La teoria di Levinson è oggi considerata un caposaldo della pet therapy; e aggiungo una curiosità: la sua tesi, “A Comparative Study of Certain Homeless and Unttached Domiciled Men”, lo ha portato a diventare un pioniere anche nello studio dei senzatetto.

Il famoso caso che ho citato fu studiato e confermato in seguito da numerose ricerche scientifiche: il rapporto con gli animali in ambito sociosanitario può produrre l’abbassamento della pressione sanguigna e della frequenza delle pulsazioni, permettendo un aumento del tasso di sopravvivenza nei pazienti ricoverati con disturbi cardiaci. Si riscontrano, fra i molteplici miglioramenti, anche il calo dei valori del colesterolo nei pazienti di sesso maschile, la riduzione della percezione di problemi di salute minori, e il generale miglioramento della qualità della vita. Gli animali sono un ottimo incentivo ai processi di socializzazione e favoriscono la comunicazione. Il legame che si viene a creare fra uomo e animale contribuisce inoltre a ridurre i livelli di cortisolo, la glicemia, e aumenta al tempo stesso le endorfine, le note sostanze chimiche prodotte dal nostro cervello che contribuiscono ad aumentare lo stato di benessere generale; esse, infatti, possiedono una potente attività analgesica ed eccitante. La loro azione è simile alla morfina e ad altre sostanze oppiacee!

Gli indiscutibili benefici di carattere pratico ottenuti grazie alla pet therapy sono la decrescita delle spese per i farmaci e la riduzione della percezione della solitudine, che è alla base di fenomeni di depressione e paura; si segnala inoltre l’aumento dell’autostima, il progresso evolutivo che consente di favorire l’integrazione sociale a scuola, in modo particolare nei bambini, e migliora la qualità della vita degli anziani e delle persone con problemi fisici, sia all’interno del proprio nucleo famigliare che presso la struttura ospitante.

Le terapie assistite con gli animali si rivelano estremamente valide per il trattamento dei disturbi mentali e del comportamento, inclusa la schizofrenia e le dipendenze da sostanze.

I benefici della pet therapy

Gli animali addestrati coinvolti nella pet therapy sono usualmente cani e gatti ma le diverse tecniche, che garantiscono la sicurezza e il benessere dei malati, possono includere anche conigli, cavalli e altri animali.

 

I benefici della pet therapy con i cani

La pet therapy con i cani è una delle forme di terapia assistita più utilizzata e, come abbiamo visto, i contesti in cui si può somministrare la pet therapy sono numerosi; gli ospedali, le case di cura, le scuole, le strutture di riabilitazione e anche presso la propria abitazione, e possono riguardare indistintamente persone di diverse età. La notizia che ci interessa, in modo particolare, è che da oggi questa terapia entra a far parte degli ospedali italiani.

Solitamente le razze di cane preferite per la pet therapy sono: Labrador Retriever, Golden Retriever, Pastore Tedesco, Pastore Scozzese, Shih tzu, Bobtail, Bovaro del Bernese, Cavalier King Charles Spaniel, Terranova, Bulldog Francese e Carlino.

Parlo dell’argomento “Gemellarità e animali domestici” anche nel mio terzo libro sulla Sindrome del Gemello intitolato Doppi per essere unici scritto con Maria Luisa Rossi e, in un capitolo dedicato, spiego come negli ultimi dieci anni circa, equipe svedesi, finlandesi, brasiliane, tedesche, sudamericane e sudafricane raccontano di animali utilizzati proprio per il benessere dell’uomo, poiché, come testimoniano le analisi dei numerosi rapporti clinici raccolti, l’animale riesce a scatenare la produzione di ossitocina, l’ormone dell’amore, e viceversa, permettendo alla coppia uomo animale di vivere l’estasi affettiva che esiste fra madre e figlio.

Questa sostanza stimola l’empatia e la fiducia verso il prossimo, modula la nostra vita relazionale e ci sostiene nel riconoscere la necessità di provare affetto e conforto nella relazione con l’altro.

Chissà… chi ancora ignora i benefici che si possono ottenere dal contatto con un animale, adesso potrebbe aver voglia di sperimentarli!

Qui il servizio di sky tg 24

CATERINA CIVALLERO Consulente alimentare e scrittrice

 

 

 

 

 

 

 

 

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