Spesso gli amici mi chiedono informazioni a proposito del mio lavoro. Colgo lo smisurato senso di curiosità nei loro occhi e l’impegno a voler gestire la mole delle tracotanti informazioni rinvenute sui Social di cui vogliono mettermi a conoscenza come se io fossi disinformata in merito a cosa succede al di fuori del mio studio. Sovente sorrido e penso che davvero, in questo mondo di notizie frammentate, ciò che manca è il filo conduttore. Nel marasma di suggerimenti con cui veniamo bersagliati troviamo in ordine sparso questi luoghi comuni che solitamente sono decontestualizzati e di conseguenza inefficaci se non addirittura dannosi:
- Mangia la frutta lontana dai pasti, altrimenti fermenta;
- Metti poco olio perché ingrassa;
- Bevi almeno, e sottolineo almeno, un litro e mezzo di acqua al giorno;
- Usa poco sale;
- L’ananas brucia i grassi[1];
- Il glutine fa male;
- Gli amidi fanno ingrassare.

Eviterò qui, in questo capitolo, di smontare a una a una queste affermazioni, motivandole, perché in fin dei conti l’ho già fatto nei miei precedenti libri e qua e là nei capitoli successivi. Desidero invece concentrarmi su quattro punti chiave che sono essenziali, a mio avviso, per comprendere come muoversi nel territorio alimentare senza inciampare e cadere in errore.

- Se sei sovrappeso riduci le quantità di cibo che assumi: il dimagrimento, se sei un soggetto sano, è prettamente una questione matematica;
- Per rimanere in forma verifica di avere un buon dispendio energetico ed elimina le eventuali cause che potrebbero ostacolarlo; se sei in sovrappeso torna al punto uno;
- Pesa gli alimenti che mangi e leggi le etichette dei prodotti che acquisti: se un cibo ha più di quattro ingredienti, lascialo perdere;
- Se non ti è possibile seguire i primi tre punti rivolgiti a un professionista.
Considera una questione importante: l’apporto calorico giornaliero (ovvero l’introito calorico assunto con cibi e bevande) quasi mai coincide con il fabbisogno calorico personale.
Verifica che ci sia poca o nessuna discordanza fra i due dati. Nel gap fra essi risiede la spiegazione dell’aumento di peso nelle persone in buona salute.
Quando questa viene a mancare o è inficiata dall’uso di farmaci, e dai loro relativi effetti collaterali, o da patologie esistenti – genetiche o acquisite – il discorso deve essere affrontato in maniera differente; ma fatte salve queste condizioni una riduzione all’apporto calorico determina il dimagrimento, un aumento scatena l’aumento di peso.

Sommariamente raggiungendo un totale di circa 7000 kcal non ingerite si ottiene la perdita di un chilo di peso corporeo. Una fetta di panettone o una generosa fetta di torta apportano circa 500 kcal. Evitandone un totale di circa 14 fette si perde un chilo. Chi consuma dolci più volte al giorno e riesce a valutare la possibilità di rinunciarvi arriva a perdere un chilo in sette-otto giorni, senza modificare altre abitudini. Lo stesso vale per chi consuma vino ai pasti.
Un bicchiere di vino apporta 160-200 kcal a pasto. Escluderlo, se lo si beve per abitudine quotidianamente, riduce i livelli di colesterolo e trigliceridi, migliora la salute del pancreas e del fegato, e facilita la perdita di massa grassa abbassando il peso corporeo di un chilo in diciassette giorni circa. Eliminando contemporaneamente dolci e vino la perdita di peso si attesterebbe su un chilo in sette giorni.
Lo so, chi ama terminare il pasto o iniziare la giornata con un dolce torcerà il naso e i degustatori si metteranno di traverso, ma il concetto riguarda i numeri e limando le eccedenze in senso generale si possono ottenere risultati grandiosi.
LEGGI L’ANTEPRIMA di UN SORSO E UN MORSO

CATERINA CIVALLERO Consulente alimentare, facilitatrice in Psicogenealogia junghiana, scrittrice
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[1] Cito una vignetta di mafalda che dice così: L’ananas brucia i grassi se attraversi l’Atlantico a nuoto e vai a raccoglierlo in Costa Rica.