Se dobbiamo ragionare per buon senso, dobbiamo trovare un accordo. L’astinenza da dolci e zucchero è impossibile e, per quanto io sia un’estimatrice della degustazione di tè e caffè amari, comprendo che per molti non sia possibile bere queste bevande senza zucchero. Far ricadere la scelta sullo zucchero di canna non ci salva. Ricorda che lo zucchero di canna, quello che costa intorno ai 10 euro il chilo non lo trovi nelle bustine al bar. Lo zucchero delle bustine può provenire o dalla canna da zucchero o dalla barbabietola, e quando proviene dalla canna da zucchero viene prima sbiancato (come quello bianco) e poi ricolorato con caramello, per tornare ambrato. Praticamente lo zucchero di canna delle bustine ha un passaggio chimico in più di quello raffinato e identico valore calorico.

Stai attento/a alle liquirizie che dichiarano di essere senza zucchero: hanno 390 Kcal all’etto come lo zucchero comune e attenti, lo ripeto, anche ai chewing-gum senza zucchero: non lo contengono (se per zucchero intendiamo il saccarosio) ma contengono sorbitolo[1] mannitolo, xilitolo e maltitolo che hanno circa 270 kcal a etto, meno dello zucchero, ma non possiamo affermare che siano privi di calorie.

Un pacchetto di chewing-gum da 30 grammi circa contiene circa 50 Kcal, praticamente le calorie di 200 grammi di mirtilli, ma senza i benefici del prezioso frutto che svolge, per altro, azione ipoglicemizzante.

Attenzione masticatori, perché ogni chewing-gum innesca a carico dello stomaco la produzione di acido cloridrico e a carico del pancreas di insulina, l’ormone deputato a tenere sotto controllo i livelli di glucosio del sangue, ma capace di incrementare il volume delle cellule adipose. Insomma, qualunque cosa si mangi o si mastichi ha conseguenze per la salute e per la linea.

Come difendersi?

Imparando a comprendere che masticare assomiglia a mordere e mentre ruminiamo il nostro chewing-gum inneschiamo una complessa sequenza di movimenti che articolano la mandibola sulla mascella e scaricano tensione dalle tempie. Siamo architettonicamente perfetti e masticare ci allena a morsicare. Anche a questo serve mangiare. Una buona dentatura ci viene donata da madre natura non per dispensare sorrisi ma per afferrare e triturare.

Caramelle, gomme da masticare e snacks veloci, surrogano il cibo e guarda caso vengono consumati in prossimità di quegli orari che corrispondono proprio al momento del pasto, che probabilmente per ragioni lavorative non possono essere rispettati.

La risposta agli istinti deve avvenire comunque e ancora una volta dovremmo ragionare sul fatto che mangiare a orari prestabiliti ci rende educati ma biologicamente frustrati.

Sono dell’idea che bisognerebbe poter mangiare quando si ha fame, senza badare all’orologio e che sedersi tutti a tavola alla stessa ora dovrebbe essere un pro-forma per creare compromesso.

Ogni tentativo di contenere le nostre esigenze si rivela comunque aleatorio, niente vince i nostri istinti e mangiare rimane uno dei più intensi.

Immagina come sarebbe un mondo senza zucchero: di colpo tre quarti dei prodotti alimentari che hai in casa scomparirebbero e così anche la metà delle aziende alimentari che conosci, sia quelle quotate in borsa che quelle di modeste dimensioni. La ristorazione subirebbe una scossa di grande importanza e tutta l’economia alimentare collasserebbe. Crollerebbero anche le aziende farmaceutiche e fitoterapiche che realizzano sciroppi, caramelle, integratori, e non solo dolci, perché ormai lo avrai imparato, lo zucchero è presente anche negli alimenti salati.

Insomma, diciamoci la verità, abolire zucchero e sale non conviene a nessuno e nemmeno a noi. Il mondo ruota intorno a queste magiche polveri bianche e anche se non ci hai mai pensato, il loro ruolo per l’economia mondiale è strategico e di grande, vitale, importanza. Credo che subito dopo il petrolio ci siano proprio lo zucchero, poi il sale e l’acqua a reggere le redini del commercio. Questi preziosi beni fanno oscillare l’ago delle bilance mondiali e gestiscono il flusso dei mercati di tutto il mondo.

Senza sale non si vive, il nostro stesso sangue lo contiene e quando veniamo accolti al pronto soccorso, o ricoverati all’ospedale, una delle prime azioni svolte per garantire la nostra salute è proprio quella di trasfondere una flebo di soluzione fisiologica, che altro non è che acqua sterile e sale, ovvero cloruro di sodio, alla concentrazione di circa 9 g/l: ricordo che i più grandi chef suggeriscono di utilizzare 10 gr di sale per ogni litro d’acqua per cuocere 100 gr di pasta: praticamente la proporzione è identica sia in sala operatoria che in cucina.

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LEGGI L’ANTEPRIMA di UN SORSO E UN MORSO

Molti articoli e ricerche scientifiche sostengono che il sale sia dannoso per la pressione poiché pare che un’alimentazione che lo contenga in eccesso sia capace di far aumentare i valori pressori; la mia statistica (che comprendo non valga quanto una ricerca scientifica) dimostra che un ipoteso che aumenta il consumo di sale resta ipoteso e un iperteso che lo abolisce non subisce flessioni dei dati pressori registrati; inoltre, alcune delle persone in esame hanno riferito, privandosi di sale, carenze di sodio.

La questione si fa complicata e, fermo restando che i miei sono solo ragionamenti, resto in dubbio di fronte alla questione salina che pare essere senza soluzione.

Per saperne di più: leggi UN SORSO E UN MORSO

[1] Sono polialcoli, ovvero carboidrati idrogenati con attività osmotica intestinale: a questo è dovuto il loro effetto lassativo. Avendo un potere zuccherino inferiore al saccarosio i prodotti che li contengono (notoriamente i chewing-gum) vengono arricchiti da dolcificanti come aspartame e acesulfame. Notoriamente alterano la flora batterica intestinale e sono imputati come responsabili dell’aumento di peso.

CATERINA CIVALLERO Consulente alimentare e scrittrice

 

 

 

 

 

 

 

 

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